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venerdì 1 novembre 2019

ALDA MERINI

Dieci anni fa
ci lasciava

Alda Giuseppina Angela Merini,
nota semplicemente come 
Alda Merini 
(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1 novembre 2009) 

Ora sono un guerriero
che corre senza cavallo,
coi miei piedi sudati e stanchi
verso il traguardo di Dio.
E sogno la morte angelica,
una sorella dai mille volti.

La cosa più superba è la Notte,
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue,
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre,
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.



lunedì 28 ottobre 2019

VANITÀ

Lo ammetto
SONO VANITOSO
Ma la vanità è proprio un grande difetto?


Blaise Pascal: la vanità è radicata nel cuore dell'Uomo.


La targa che mi è stata consegnata

Durante la Cerimonia di premiazione relativa al Concorso "PAGINE MARCHIGIANE", che si è svolta il 20 ottobre a Falconara Marittima, insieme al Diploma di merito per aver ottenuto il 2° piazzamento, mi è stato assegnato questo importante (per me) riconoscimento. sinceramente non so se e quanto sia meritato, ma, non avendo io né chiesto e né cercato nulla, sono fiducioso che, chi me lo ha conferito, lo abbia fatto in buona fede e a ragion vedùta.

Considerando che i lettori di questo Blog non sono molto numerosi, anzi, sono piuttosto scarsi, direi che la mia vanità si possa considerare un peccato piuttosto lieve, meno che veniale; almeno credo.



Forse, più che vanità vera e propria, è solo un pizzico d'orgoglio, comunque tendo ad assolvermi, anche questo, se in dosi non eccessive, è un peccatuccio veniale e il leggero rimorso di coscienza, è ampiamente sovrastato dalla grandissima soddisfazione.





Eppoi, un po' di sano narcisismo non guasta.


lunedì 14 ottobre 2019

ALFONSO GATTO

Poesia
Alfonso Gatto
Alfonso Gatto è nato  a Salerno il 17 luglio del 1909. La sua infanzia e la sua adolescenza sono state piuttosto travagliate. Fratello del pittore Alessandro Gatto, ha compiuto i primi studi al liceo classico Torquato Tasso della sua città natale, mostrandosi portato per le materie letterarie, in particolare l'italiano, e poco incline alla matematica. Al liceo ha scoperto la propria passione per la poesia e la letteratura. È morto a Orbetello, per le conseguenze di un incidente stradale, l'8 marzo 1976. Il Poeta è sepolto nel cimitero di Salerno. Sulla sua tomba, che ha un macigno per lastrone, è inciso il commiato funebre dell'amico Eugenio Montale:


«Ad Alfonso Gatto
per cui vita e poesie
furono un'unica testimonianza
d'amore»



Io vedo i grandi alberi della sera 
che innalzano i cieli dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell' Appia antica portano la luna. 
Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.

Pure, lunga la via fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà? 

Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards
cielo chiaro di rondini! 

O sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura. 

Tornerà tornerà,
d' un balzo il cuore
desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi? 

I morti, i vinti, chi li desterà?

domenica 13 ottobre 2019

L'INFINITO

L'Infinito
compie 200 anni
ma è eterno
Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

La voce di Vittorio Gasman


Il manoscritto

Il Colle dell'Infinito


venerdì 11 ottobre 2019

FABIO MARIA SERPILLI

Un signor Poeta

Fabio Maria Serpilli, nato ad Ancona nel 1949, studia Filosofia a Roma. Nel 1987 esce la raccolta di poesie in dialetto Castelfretto nostro, con prefazione di Valerio Volpini che definisce Serpilli (su «Famiglia Cristiana», ott. 1994) “L’erede di Franco Scataglini”. Uno dei volumi più fortunati e originali è considerato I luoghi dell’anima (peQuod 2002). Del 1999 è la silloge Mal’Anconia (Humana editrice). 
Dal 1996 dirige il laboratorio di scrittura poetica in Ancona e Falconara M.ma. Dal 2011 al 2016 è stato Docente di Scrittura Creativa presso Accademia di Belle Arti di Urbino. Tra libri di poesie in italiano e dialetto, curatele di antologie, ha pubblicato decine di volumi.
Nel 2010 esce il Dizionario dialettale aguglianese.
Dal 1996 cura l’antologia LA POESIA ONESTA, che raccoglie le sillogi in lingua e dialetto di autori italiani. Dal 2005 cura le antologie di poeti dialettali marchigiani del
Festival del Dialetto di Varano (AN), giunto alla 42ª edizione. Nel 2005 è il volume “Poeti e Scrittori dialettali” (Ed. QuattroVenti di Urbino) in coabitazione con
Fabio Ciceroni e Giuseppe Polimeni, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Milano. 
Nel 2018 pubblica assieme al Prof. Jacopo Curi (Macerata) l’Antologia POETI NEODIALETTALI MARCHIGIANI (per la collana de I QUADERNI del CONSIGLIO REGIONALE delle MARCHE)

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Cucàle (gabbiano)

Vivémo fra dô blu
de aqua e d’aria
e su sta tera stamo
come su na nave
o ‘n arioplano
Cucàle
in mezo al celo
cun dô lale (ali)

E slalo alto
fin’al sol lucóre
sopro de ogni
silenzio e rimore
Sempre più ‘n zu
d’un sagrilegio
movendo l’ale
movendo el celo


Angonia (agonia d’Ancona)

Sota ‘n celo tramonto
mal’anconia conoscio (malinconia e male di Ancona)
un bel balo de vele
int’un intorno roscio
Sopr’al sacro Còtano (Sasso, Colle Guasco)
incendia bianco el Dòmo
el Porto giù a baso
abisa pog’a pogo
Cità de l’angonia
quanto meno t’aspeti
alza tut’i canpanili
viè’ su cun tut’i teti


Dì’-nun-dì’ (Dire non dire)

Quanta pace c’è ntel tuto
quanta ancó ntel gnente
In quanti fòi cercavo
de méte sti dô verzi
a incastro propio
indove ce diceva
Chisà si ho fato bè
a nun li scancelà?

Si è fadiga a dì
nun dì è più fadiga
Quando
imparo el silenzio


Fà disfà (fare disfare)

Tante le volte ’n’ora è ferma
e tanta ferma che pare
fra pogo trema
l’esata confusió

E te cum’arimedi
al sbrego mundiale
si le parole nun fa
che fadisfà le trame?

Te cun qûi diti rompe! (Tu con quelle dita rompi)
Te séguita a cuge!


Fantàsimi

Io stanote salto qua e là,
a spizigando i verzi più beli,
i fili dei capéli tui,
el ride de l’aqua che cure
nun so’ indó ma cure
dal tempo dei tempi
su ‘n fil che cuge
tute le luntananze
come el mato de cità
che ndava dindo in giro: (andava dicendo)
“Io nun mòro io nun vivo”

Sémo fantàsimi


Parole

E tuto viè per caso,
e viè che nun te acorgi, no’ (… noi)
damo solo la boca al spirto
che sta ntel gran silenzio
e ogni tanto crina l’aria (incrina)
come la dòna e Dio…
A te te pare d’esse invece no
è loro che te pìa!

Le poesie sono tratte dalla raccolta Mal’Anconia, pubblicata nel 1999 da Humana Editrice.


Preghiera

Tante le volte int’un mumento statigo
me digo:«Te chi sei l’anima mia?»
Ch’el scrive me diventa più afanatigo
si rósiga el cervelo la poesia.
Alora vojo dire in senso làtigo:
sapessi come pô la fantasia
tuffasse drento al celo più ‘crobatigo
fenire in pozo de malincunia!
De sera quando el celo è soto tiro
vurìa tuto ma tuto fuge via
che si ce penzo m’amanca el respiro.
Ma basta un strigulì de l’armunia
per dì che ridovunque el sguardo giro
in mezo io te vedo e cuscì sia!
(Da “Castalfretto nostro” 1989)


L’eco

Avevi la terra sotto casa e la finestra sul grano
a maggio un arlecchino con toppe di papaveri.
Quanti anni fa le mucche baritone
trainavano da un punto all’altro i campi
e gli animali gridavano?
Potrei rifare un cielo tenue d’acquerello
filo su filo i capelli al pagliaio ma ora
al filo di spine il rosmarino è violastro
e il sole in ruggine alle due. Alle tre
il vento fa tutto il giro del muro ed esce
dall’arco. E tu attendi la tromba dei tuoni
che sbrecchi il gran vaso dei cieli…
Non accade che vecchia moina di nubi. Poco.
È poco se il nuovo è gran neve
o tempi di arpeggi sempre identici… E se
E se andassimo noi due soli come intatti
nella mano e nella voce come due miracoli
nell’eco che ripete che questo
è l’eterno – eterno – non altro
dislocato tra i rumori – rumori?
Mi manca appunto lo slancio…
(Da “Mistero in cartapesta” 1993)


…………………………….

“E fu sera e poi mattina”
alle antiche parole
obbedisce il giorno.
Dal prato i fiori a grappoli
alzano inni al colore.
I grandi spezzano
il nome in briciole
i bimbi dietro la palla
lei sempre dove vuole
a uno, due rimbalzi
la Trinità balla.
(Da “Ad aperto silenzio”. 1998)


Indove (Dove)


Indove è ‘ndati i nùvuli
che ieri cumulàvene
e i campanili indó
senza più cielo?
Te, siepe de testa,
ragaza de le cùpole,
te sei purtata via
tuta la cità.
Te eri la cità
de sopraciji e rondini
movenze soto tégule
Adè cornachie strìdule
pe j archi e le scalete
a capofiti vìgoli.
(Da “Canto a cinque voci”. 1999)


Turno

Quando non ci sarò più io
a guardare l’orizzonte
continua tu e quando
non ci sarai più tu
dillo a un altro. Nessuno
lasci solo il mondo
dove cala il sipario
e riapre un altro giorno
quel pino curvo… come lui
nessuno ha cercato la luce
ha fatto tremare il tempo
con tutte le radici.
(Da “… e dello Spirito”. 2000)


La creazió oramai…

El cielo ancora sta
sopra de noi
e pure el sole.
La tera ancora sta
soto noialtri
che la pistamo
che la ciacàmo
e l’omo e le bestie
e le piante e
quelo che c’è
è stato un sbajo
la creazió.
E adè gnente da fà
la creazió oramai
è diventata eternità!
(Da “I luoghi dell’anima”. 2002)


Se…

Si ‘splode l’atomo nte l’aria
e fumiga i crateri
sui monti sporgenti
‘rorate coeli’
Si na gocia esiste
tuto el mare imenso
basta na scintila
a ‘cende l’universo.
(Da “Esino, immagini e parole”. 2005)


Sgocciolìi

La morte sempre a portata d’occhi
basterebbe all’immortalità
Le parole si iscoriano come le bocce
strada facendo polvere
è nei versi a singhiozzi
il frastuono del cuore
tutti rubano parole
ma solo quelle
Batte in precise rime
l’impreciso respiro
Sei tu che avvìi la scrittura
poi ti soverchia
Se tutto scorre, pure tu scorri
Eraclito…
A salvare il mondo
è una bugia
La morte felice amnesia
La gran risata dove tutti
gli elementi corrispondono.
“ControVerso (a) Massimo” in “Giovani poeti leggono”. 2007

giovedì 10 ottobre 2019

JACOPO CURI

Un giovane Poeta di valore
Jacopo Curi nasce a San Severino Marche nel 1990 e vive ad Appignano (MC). Laureato in Filologia Moderna a Macerata, è docente di materie letterarie. Ha collaborato con Licenze poetiche e Adam (Accademia delle arti Macerata) ed è stato responsabile della biblioteca comunale di Appignano. Ora collabora con Versante e Umanieventi; è membro di giuria in concorsi di poesia e partecipa a iniziative culturali con scuole e associazioni del suo territorio. Suoi testi sono apparsi su antologie di premi letterari e riviste cartacee; è rientrato nel censimento dei poeti under 40 di Pordenonelegge e nella compilation multimediale di poesia Voci collettive della poesia italiana a cura di Dimitri Ruggeri. Ha esordito con la silloge di poesia neodialettale Tutte ‘lle ‘òrde che non g’ero, contenuta in Lingua lengua. Poeti in dialetto e in italiano. Con Fabio Maria Serpilli ha curato la pubblicazione dell’antologia Poeti neodialettali marchigiani. A breve uscirà la sua prima raccolta in lingua.

XY

L’altra vita che la cerosa prosopopea mai ci
restituì, chissà se li incontrammo già allora
i nostri egoismi, che mi sembra di conoscere
la natura ossea dei tuoi zigomi, dietro ogni
volta del paesaggio di casa tua dove c’è ancora
traccia delle genetiche da potersi riprodurre
le ife la vista gli ologrammi degl’incontri.



L’IMMAGINE CHE MI CORRE ACCANTO

I.

Dentro la placenta prima
di una luce senza occhi
………………………
assopita dimenticanza
………………………
ritrovarsi
senza farci caso
a levigare la perfezione
cilindrica di un vaso
esausto di pensare

II.

Nessun dio la sera
cerco di rendermi conto
dell’effimero mentre

III.

Un mosaico di pixel
l’interferenza quadridimensionale
dove la comprensione
è un’orma sul bagnasciuga.
Come senza dire per esempi
un filo di luce sui volumi
svela per sottrazione.
Quando? lo stadio intermedio
nel frattempo
delle proto-immagini
nel monitor
della co-coscienza.
Il nervo ottico è sfilacciato,
la retina il distacco,
distanza minima senza calibro
la linea dell’intercapedine
tra me appena e poco più in là
dove fasci di elettroni
incanalano la fuga
degli elementi cosmici.

IV.

Non ho più il momento del corpo
ma il minimalismo distratto
e la distrofia, il tendine
fiaccato che non cede
il buco nero nelle tempie
l’esitazione l’atrofia

V.

smettere di essere
e l’immagine
che mi corre accanto

VI.

Della vita mi dà fastidio indossare
i pantaloni la fiumana la vescica
che preme l’afa sottocutanea,
la crisi degl’impegni incrociati
l’imbarazzo sociale.

VII.

Il sole a picco su Meursault
lungo la riga scandita dal metronomo
sfocia nel mancato omicidio
dell’inutile indifferenza
come
il preludio all’ex-sistere
come
un appiglio scivolato di mano
e un sonno sdraiato nel vuoto.
L’inerzia è la gemmazione
delle casualità
l’abbandono delle membra
il riflesso spinale che sguscia
via da un’ameba svuotata
del soffio che sono io
antropomorfo,
un abbozzo di similitudine
che dissolve
scade in metafora
risuscita simile
nella dimensione dei quanti.

VIII.

Quando sono trasmesso alla migrazione
dei viventi trascendo il trapasso stesso
e a partecipare sono riammesso
per le leggi dell’algebra (+1-1)
all’annullamento.
Il ronzio un tocco di diapason
si propaga
sibilo lineare ininterrotto
che perpetuo riscontra
la certezza fisica della presenza.
Ma non basta occupare un posto
per essere anche un’umile erbetta
o anche solo un nastro che si svolge.
Disconoscere le categorie
spappolando la testa sul muro
fino a dimenticare
di aver disconosciuto
fino a non ricordare
di essersi dimenticati.

IX.

Poi passano delle matricole in cortile
mi sollevo, vedo uno sfondo
plumbeo
una catena al palo
moscerini
cicche di sigaretta
non sento l’ingombro dell’aria
tutto si regge e avverto
brividi sull’epidermide.

mercoledì 9 ottobre 2019

PREMIO NAZIONALE DI CULTURA

Premio Frontino 2019 
XXXVIII Edizione
Montefiorentino

 Vince l’antologia “Poeti neodialettali marchigiani”



Il volume curato da Jacopo Curi e Fabio Maria Serpilli per i “Quaderni del Consiglio” si aggiudica il premio sezione “Cultura Marchigiana”. La cerimonia di premiazione il 6 ottobre nel complesso di Montefiorentino
Un "Quaderno del Consiglio" tra i protagonisti della 38esima edizione del Premio Nazionale di cultura Frontino-Montefeltro. L'antologia "Poeti neodialettali marchigiani", curata da Jacopo Curi e Fabio Maria Serpilli, edita nella collana del Consiglio regionale, è stata scelta come opera vincitrice della sezione “Cultura Marchigiana”.

Jacopo Curi
Il volume, promosso dall'associazione culturale Versante, arricchito da 24 incisioni di Adriano Calavalle, ricostruisce in ordine cronologico lo sviluppo della poesia neodialettale nelle Marche, terra di “transizione” tra i dialetti meridionali e settentrionali, sorprendentemente ricca di aree linguistiche, nonostante la sua ridotta estensione geografica.
Fabio Maria Serpilli
Dopo aver ricordato i padri e le madri di questo genere letterario, come Pasqualòn a Pesaro, Duilio Scandali ad Ancona o Bice Piacentini Rinaldi per la provincia di Ascoli, le 370 pagine propongono i versi di 22 poeti neodialettali, rappresentanti di tutto il territorio marchigiano.«Un riconoscimento importante – sottolinea il presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo - per l'attività editoriale dell'Assemblea iniziata venti anni fa, oltre che un traguardo meritato per un libro che contribuisce alla conoscenza e alla valorizzazione dei dialetti marchigiani, espressioni profonde del sentire e del modo di essere delle popolazioni».
La cerimonia di premiazione si è svolta domenica 6 ottobre alle ore 10 presso il Complesso monumentale di Montefiorentino.


Alcuni dei Poeti partecipanti






mercoledì 2 ottobre 2019

ANNA ELISA DE GREGORIO

Poesia di classe
Anna Elisa De Gregorio è nata a Siena da genitori campani. Abita ad Ancona dal 1959 dove lavora presso una agenzia di marketing.
Ha pubblicato nel 2010 il suo primo libro di poesie Le Rondini di Manet (Polistampa), prefazione di Alessandro Fo (Premio Pisa 2010 opera prima; Premio Contini Bonacossi 2011 opera prima). Nel 2012, grazie al concorso «Inedito Colline di Torino», ha pubblicato il suo secondo libro Dopo tanto esilio (Raffaelli Editore), prefazione di Davide Rondoni (nella cinquina finalista del premio Gradiva, New York 2013, primo premio Borgo di Alberona 2014). Nel 2013 ha pubblicato, grazie al dars di Udine, una plaquette di poesie dal titolo Corde de tempo in dialetto anconetano.
E’ presente in numerose antologie, pubblica articoli su riviste letterarie e blog. Ha organizzato stage presso le scuole medie e elementari sulla poesia Haiku.


Un tempo straordinario

In cucina, da sfondo la credenza azzurra
condominio di chicchere e piattini,
uno sportello aperto e poi richiuso
con lo scatto, sentore di caffè subito zittito.
E’ la padrona di casa che sparecchia, severa.
Ma un moto inatteso disordina le quinte:
scomparsi grembiule e macinino,
la severa si volta, da crisalide a farfalla,
si accompagna sottovoce in una tarantella
con abito nero, la balza in fondo che vola
e piccolo ventaglio tre onde di capelli
bianchi per diadema. In primo piano
la credenza che guarda stupefatta
in ballo due pantofole di panno.

Nota dell'Autrice: Questa è la prima poesia Del libro Le rondini di Manet tratta dalla sezione Le stanze dei ventagli, ma è riferita a mia nonna!

- - -

Il viaggio di nozze

Si chiude la borsetta di pitone
con uno scatto metallico,
un lampo di sole è rimbalzato
sui cornetti della cerniera in oro,
cangiante il setteottavi nero.
Siamo a spasso insieme, fra noi
oggi non ci sono stanze da letto
chiuse, né permessi per entrare.
A sorpresa dal taschino interno
è uscito un tubetto di cartone:
vuoi una caramella col buco?
È la prima che vedo, sostanza
smeraldina, un sapore esotico,
non la solita menta. La punta
della lingua fa girotondo intorno
al piccolo vuoto. È spensierata
mia madre, ha un respiro di ragazza.
Nel gioco faccio la parte dello sposo,
lei legata al mio braccio per sempre.

Tratta dalla sezione eponima del libro Dopo tanto esilio, Raffaelli Editore 2012

domenica 29 settembre 2019

LITTORIA GANDOLFI

La voce della notte



Vorrei udire
la voce della notte
Dentro un albero

L'indomani vedere
un fiore aprirsi al sole









L'erba mi accoglie
Cerco il fiore del tempo
tra i verdi fili

Alba sul mare
Rientra il pescatore
a luci spente

Due biscotti
Lontano un cane abbaia
Che strana sera

Sfuma l'estate
Sulla polvere i fiori
del vecchio tiglio

Vita in paese
Dalla panchina un vecchio
rincorre i bimbi

Conta le stelle
il fornaio ogni notte
A braccia nude

Respiro oggi
quello che era di ieri
Un'altra estate

Gelide sere
Due sedie impagliate
e ceppo acceso

Freddo mattino
Fuma il comignolo
del tetto accanto

Di suoni d'acqua
i fioriti pendii
A primavera

(Tutti i diritti riservati)

BATTIATO

POESIA ONESTA 2019 - PREMIAZIONI

A Falconara Marittima


Essere segnalato, o anche solo finalista, in un Concorso così prestigioso fa immensamente 
piacere.
Ascoltare e poi leggere le opere degli altri Concorrenti è un sicuro 
arricchimento.


giovedì 22 agosto 2019

LO SCOGLIO

Aspettando lei
L'aspettava da tanto tempo, da un'eternità. Ne erano arrivate molte sì, ma erano passate tutte senza fargli provare un vero brivido e lui sapeva che lei non c'era ancora e aspettava paziente. Era sicuro che non sarebbe stata un'attesa vana, prima o poi l'avrebbe vista arrivare, bella, bellissima, la più bella.
Finalmente, un giorno, era successo. Il cielo era diventato scuro, grosse nuvole, illuminate a momenti dai lampi, si avvicinavano minacciose ed erano sempre più basse, tuoni cupi le accompagnavano. Non pioveva. 
All'improvviso l'ha vista in lontananza, circondata da altre più piccole, veniva avanti e, avanzando, cresceva; era lei, non poteva essere che lei. Si avvicinava rapidamente con fare maestoso e incuteva un certo timore, ma lui non aveva paura anzi, non vedeva l'ora che arrivasse lì. Adesso era vicinissima, coronata da riccioli bianchi che precipitavano, gocciolavano, ma non diminuivano, con il capo chino lo guardava solenne, magnànima, quasi materna. Attorno le sue ancelle reverenti; non c'era dubbio era lei, era solo lei la Regina delle Onde.